Con ali di cigni le falene 
Prefazione di Dino Ales


       Dipinte le parole,
       come pietre


“Il tempo delle uve, il tempo maturo e fruttifero” è uno dei versi di Pablo Neruda che, come per ogni altra, fa da capoverso all’ultima composizione di questa silloge.
“Il tempo delle uve” serve anche a Maria Stella Filippini Di Caro a parafrasare il suo “dies irae”. Giorni dell’ira, tempo del giudizio: l’inno liturgico composto da Tommaso da Celano tradizionalmente esprime in modo drammatico e apocalittico il terrore di un cristianesimo antico, medievale, pre-conciliare dinanzi all’ultimo giudizio.

Il tempo delle uve, invece, come canta Neruda e come la nostra autrice asseconda, è una felice intuizione poetica che fa coincidere l’idea di fine del tempo con il trionfo della pace, la sconfitta “dei burattinai del mondo” e la “Voce” che “apparirà” avrà il senso del perdono, non del castigo.
E’ questo uno dei temi, tra i più rilevanti, della poetica della Filippini: in altri versi ha immaginato la condanna dei “traghettatori di morte/banditori del nulla”, di quelli che “vite e vite/cancellano come fossero schizzi /tracciati in fretta”.

Ha pronunciato il suo doloroso stupore per le stragi del nostro tempo: “Ancora oggi, sapete, ancora oggi/su are sacrificali si sgozzano agnelli”.

Ha elevato spesso la sua condanna dell’ingiustizia, della violenza. Ma ha gridato la sua pietà, la compassione per il dolore dell’uomo ed ha, sopra tutto, invocato il perdono per i peccatori.

Ecco, quindi, “il tempo delle uve” prendere sopravvento sul “dies irae”. Ecco l’afflato poetico che, nel turgore immaginifico, nell’empito delle emozioni forti, si traduce in poesia della speranza, profezia dei tempi felici dell’uomo. (...)


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Bonfirraro Editore - anno 2001 - Traduzione: Peter Russel e Joan Beeching - In copertina "Melagrana", opera del Maestro Silvio Benedetto -
I titoli delle poesie sono tratti da: "Pelleas y Melisanda", "El hondero entusiasta", "Veinte poemas de amor y una cancìon desesperada", "Cien sonetos de amor" di Pablo Neruda

cigniFalene


Vaso de resonancias y de estrellas cautivas
Vaso di risonanze e di coatte stelle
la Valle delle Pietre Dipinte
s’illumina di luna che piena
scivola su lapidarie margherite
e intrichi d’erbe spente
Calici corolle dai colori intensi
generosa riempie
annulla il divario
traccia il percorso dei fantasmi
spogli di vesti e allori
e l’iride sovrastante
là dove il cielo annega
a vorticosi spazi
apre il sigillo e acuto
lancia il richiamo
En la noche toda ella de metales azules
Nella notte tutta di metalli azzurri
slega l’identità del sempre
aprendo l’alieno cammino
e avanza senza inciampi
mitigando scuri alle rughe dei sassi
Abbaglianti languori nascono
lungo l’erta collina
dove Cerbero verde e nero
occhi di fuoco
zanne e artigli modulando
con le tre ingorde gole
a guardia dell’Inferno sta
Il gancio che strette le trattiene
si spezzerebbe
se si levasse l’Angelo
Mas allà de esos muros, de esos limites, lejos
Al di là di quei muri, di quei limiti lontano
vanno avvinti Paolo e Francesca
Come nuvole errabonde soffici e leggere
navigano su sciami
argentati e fitti di rugiada e fumo
nel silenzio atterrito delle sfere
Il mare non si vede lambire
coi bradi cavalli d’acqua la battigia
né dona luce il sole alle rose
prigioniere in palmi di vivai
Acrobati gabbiani e tarde colombe
intrecciano spirali
sfiorando cirri in transumanza
sulla tela del cielo
ahimè cosi crucciato
Dan ganas de gemir el mas largo sollozo
Vien voglia di gemere il più largo pianto
e copiose versare lacrime
sui seni protesi di Lascivia
dalle sensuali movenze
Sulla nera ferita del ventre
sulla fiamma del piacere
tende nebulosi veli la Dea notturna
dalle pudiche guance
che con pallide dita
leviga gli arditi capezzoli
Galoppano belve senza morso
dalle pupille screziate
Offusca hanno la mente
d’argento le criniere
snelli garretti e lussuriosi lombi
Se descine la niebla en danzantes figuras
Si dissolve la nebbia in danzanti figure
che grigie hanno le facce
occhi imbolsiti, deformi schiene
Uomini sono e donne
frusti con fruste membra
Sofferenti sporgenze su rocce
l’una contro l’altra
rotolanti e rabbiose
e tutte contrarie all’onde
vanno cercando un sicuro appiglio
che subito disgrega al tatto
Ove non è giorno e mai sarà mattino
ove un baratro è la notte
là non è posto per l’agnello
e per il suo Pastore
El temporal de audillos y lamentos y fiebres
Il temporale di ululati e lamenti e febbri
colpisce i lavatori di cervelli
i palpi bramosi di Sodoma e Gomorra
gli eretici e gli usurai
i violenti
i fraudolenti
Pennellate di fuoco
di ghiaccio
di roccia
piovono sulla carne che brucia
che ghiaccia
che straccia
Cercano invano gli occhi
la sorgiva lontana
eternità di fiaccole e di mani
En la noche toda ella de astros frios y errantes
Nella notte tutta piena di astri erranti e freddi
s’apre dell’albore il roseo velo
e il mistero sfrangia
Rischiara la luna fiori prataioli
accende spighette e spigonardi
incensa i visi sulle pietre
e i contorni dilava
Penetra nei corpi frondosi dei vili
ove occhieggiano Arpie
e cagne latrano bramose
Navigano attenti sguardi
sui marcati indugi di colori
e la vertigine prende
sulla scia di crotali e scorpioni
in grovigli di eterne liane
Tuerce y destuerce largos collares aterrados
Torce e distorce lunghe collane atterrite
il riflesso nel policromo andare
Scivola sui sassi frementi
percuote bocche di smorfie
consola bocche di delirio
ascolta bocche di supplica
sveglia bocche di preghiera
sollecita bocche di perdono
Entra in bocche disperate e ne fugge
Accarezza la prima donna
e un lampo e un cerchio insegue
con allure
in replicarsi di muscoli e di mani
all’aprirsi del fiore e del frutto
che si svuota del seme
En el atardecer resonante y muriendo
Nel crepuscolo risonante e morente
mitiga gli scuri, istiga il vento
penetra anfratti gravidi di sabbia
che scotta ancora e li scuote
Da canneti umori giungono grevi
che incalzano il cammino
e ci si affretta là dove l’aria
odora di glicini e giunchiglie
Tremola in lontananza un vago bagliore
Bruciano a tappeto le stoppie
fiorisce il cielo
e stelle cadono di San Lorenzo
Alcuna è tutta luce e ha lungo viaggio
altra è tenue e d’un subito scolora
La Valle si distende e le abbraccia
Caen, mueren las llamas en la noche infinita
Cadono, muoiono le fiamme nell’infinita notte
su quelli che sono al mondo
traghettatori di morte, banditori del nulla
meduse filatrici degli orrori
Su quelli che sulla Terra
tracciano confini
con vespe sulla lingua
e schegge tra le mani
Su quelli che vite e vite
cancellano come fossero schizzi
tracciati in fretta
e fosse e fosse scavano
e tumuli innalzano
là dove fiori di carne hanno reciso
senza pietà
De bruces frente al muro que azota el viento inmenso
Bocconi davanti al muro che il grande vento sferza
ognuno ha la sua lince
il suo persecutore
l’amico che gli morde il fianco
Tra frecce e fiamme senza fregi e vessilli
su invisibili velieri partiremo un giorno
alla ricerca del perduto approdo
Navigatori di cristallo
come Ulisse seguiremo la rotta
alla volta del Sole
Saliremo ansanti ripide scale
tracciate nell’ombra
e dall’ombra alla luce
quando suonerà il simandro
Colui Che Vede ci guiderà
Flechas de oro que atajan en vano las estrellas
Frecce d’oro che inseguono le stelle invano
i raggi del sole destano coscienze
Sommuovono dal gregge
gemiti di dolore che straziano
Dalla magica valle
le pietre parlano con voce d’aria
di albe e di tramonti
Le pietre parlano con voce d’albero
di fiori e di frutti
Le pietre parlano con voce d’acqua
di fiumi e di mari
Le pietre urlano con voce di vento
di tempeste e di uragani
Dove fuggite con ali di uccello
dove e perché
Zumba el vuelo perdido de las lechuzas ciegas
Ronza il volo perduto delle civette cieche
sui giganti alti e svettanti
avvolti dal sole liquefatto
Dove fuggite, chiedono ancora
Vi narriamo di soldati
che primavera infiora
di uccelli d’acqua e di cielo
che hanno rotto il timone
di meteore che tutto distruggono
vi parliamo e di mulini a vento
incerti e mutanti
che hanno perso le braccia
al ridere sfrenato di streghe dai serrati denti
Ancora oggi, sapete, ancora oggi
su are sacrificali si sgozzano agnelli!
Corriendo hacia la muerte como un grito hacia el eco
Correndo verso la morte come verso l’eco un grido
aquile bianche sembrano le pietre
che fanno danzare i colori
nel cielo frastagliato
Sorvolano forni accesi
che non danno pane
grembi che non danno vita
seni che non hanno latte
e figli che hanno perso il padre
Vedono terre in moto
che schiacciano altre terre
e vulcani vedono ribollire e fiumi
che l’uomo rende rossi
rossi straripare
sulle impervie distese della vita
En esta nave o agua o muerte o nueva vida
In questa nave o acqua o morte o nuova vita
sull’ imbastito silenzio della Valle
dal profondo mistero delle sfere
le Alate Pietre ritornano ondeggiando
e ondeggiando parlano
simbiotiche parabole
Perdonali, perdonali,
sommersi nel rovente ghiaccio
sin dove lo sguardo spazia della Bestia
a braccia protese
e mani a palme esposte
con affanno e speranza
gli errori loro purgando
i peccatori tutti stanno
perdonali Signore!
El tiempo de las uvas, el tiempo maduro y frutal
Il tempo delle uve, il tempo maturo e fruttifero
verrà e al suo apparire
cadranno trofei di guerra
e sarà nuda e superba la Pace
Con grandi ali di cigni
sorgeranno dal fuoco le falene
Saranno incognite figure
i burattinai del mondo
gli sfatti equilibristi del potere
Apparirà la Voce e chi l’ascolterà
sentirà la brezza leggera del perdono
non più assente e sarà terra grassa e nera
per ubertosi campi e rigonfi granai
Non ci sarà nascita
e della morte non sarà
memoria.
Petri
Allavancu.
Allavancu.

  Senza fini

       Mill’anni e chiù
camiannu
la muntagna:

  Oh
rinesciri
vastedda !

Musica
musica
e ciauru
ciauru di rosa
e celi
celi di luci
e luci
di sempri
e pi sempri.

Marco Scalabrino da Trapani